INEDITOREPORTDIALOGHI

«Non scegliere per me»

Mar 26, 2026

Cominciamo dall’esperimento auto-documentario Outter Space, di Alex Serra e Anitta Moon.

Hai scelto un autore adatto ad aprire una conversazione su questa musica: il suo stile è un mosaico di radici ancestrali e tecnologia moderna, in una dimensione metaforica di assenza di confini. Il brano si muove in un campo sonoro sospeso, quasi meditativo. E anche le immagini [ ▶] sembrano frammenti di uno stato interiore, con momenti che vanno dalla quiete all’attraversamento. Il titolo, “Outter Space”, potrebbe far pensare allo spazio cosmico ed invece l’atmosfera complessiva rimanda innanzitutto ad un allontanamento dal “rumore” abituale, da ciò che è superfluo.

C’è molta Armenia. Parto con Gyumrin Erg Uni, di Tatev Asatryan.

Non è un caso. L’Armenia è oggi un laboratorio unico, nella tensione costante tra un passato molto antico, sacro e rurale e una diaspora molto moderna, urbana e digitale. Con Gyumrin Erg Uni [ ▶], tocchiamo subito nostalgia e orgoglio locale. La veduta aerea con le montagne sullo sfondo, madre e figlio che attraversano la piazza e l’architettura tipica in pietra tufo nero-arancione sono la dichiarazione d’amore a una città. Il sentimento melodrammatico, tipico della musica caucasica, avvolge il vibrato intenso con cui la voce di Tatev trasmette un senso di appartenenza pressoché atavico.

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E il racconto immaginifico in Kef Chilini e Saraiman Postcard, dei Ladaniva?

È un duo attivo in Europa, con radici armene ed influenze folk caucasiche rielaborate in chiave pop. Nonostante la giovane età, suonano e cantano di tradizioni, ma una sensibilità cosmopolita trasforma in questo caso la nostalgia in energia. Il Kef [ ▶] è gioia e celebrazione e le immagini di convivialità sulla terrazza urbana sono l’essenza stessa della festa globale. Saraiman [ ▶] si muove invece su un registro più raccolto ed il formato “postcard” serve all’autenticità del viaggio: la cartolina, lo sguardo sul luogo, sulla memoria, sul paesaggio trasformato in immagine sonora. Entriamo nel cuore pulsante della global contemporanea.

Trovo singolare sia il contare.. 1,2,3,4 .., di Hayat Project che l’intreccio fra zurna e soldi in Zurnen Pche, di Hayk Apricota & Arni Rock ft. Sone Silver.

Perché il genere non è solo serio o etereo, contemplazione interiore o simboli tradizionali del passato. L’identità cerca la sua affermazione associando la lingua armena al gesto semplice di contare.. 1,2,3,4.. e mettere in scena [ ▶] appartenenza giocosa e apertura vitale. Pur senza mai rinunciare alla “Zurna”, uno dei fiati più antichi e penetranti al mondo. Vale anche per Zurnen Pche [ ▶], dove lo stesso strumento, il “grido del Caucaso”, soffio che fa vibrare l’aria e convoca la comunità, evoca più nettamente un’aspirazione verso il denaro, la celebrazione del lusso, del successo e della “bella vita” dopo anni di difficoltà economiche.

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Fantasia – Berlino Parigi Londra a.d. 1982, di Mauro Sabbione & Matia Bazar: è un “intruso” in questa sequenza?

Certamente si “respira”, rispetto all’inevitabile peso storico-materialista su una certa musica di impegno. Ma è un “intruso” solo se non si comprende che l’elettronica di Sabbione e l’iper-tecnico e ieratico, con cui Antonella Ruggiero usa la voce, hanno addirittura “anticipato” la dimensione universale. E facendolo in modo raffinato: con sonorità euro-asiatiche e atmosfere da giardini orientali o architetture razionaliste. Il bianco e nero è non-luogo e non-tempo [ ▶] e, invece che categorie legate alla terra, al legno o a potenti tradizioni etniche, vengono usati circuiti concettuali, prima ancora che elettronici, per esplorare e sognare le stesse destinazioni globali.

A proposito di “respirare”, il progetto Doğa İçin Çal mi pare proprio un volo musicale sul mondo.

Vero. Se “Fantasia” è globale nel senso di viaggio mentale, qui siamo all’estremo opposto, quello spaziale. Decine di musicisti che fanno risuonare il pianeta con folklore e tradizione in luoghi e stagioni diverse. In questo caso la fusion si realizza tramite il metodo digitale contemporaneo: brani come Selvi Boylum Al Yazmalım [ ▶] oppure “Çiçek Abbas” o ancora “Devlerin Aşkı”, da semplici riferimenti al cinema e alla cultura popolare turca del Novecento diventano ricomposizione di una forma nuova. E il canto diventa ponte tra generazioni che hanno condiviso quelle storie, quei volti, quelle scene.

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Di nuovo il denaro in No Money No Fame, di Dub Libitum: in che senso?

Si, ma le due parole che definiscono gran parte dell’immaginario occidentale contemporaneo vengono in questo caso svuotate di attrattiva. È un trio vocale di Barcellona, “adottato”: interpretano reggae e dub richiamando l’estetica reggae tradizionale pur non essendo giamaicani. La cadenza invita a un ascolto più consapevole e meno frenetico e, come vedi dalla Home-Session [ ▶], non hanno bisogno di grandi studi. Usano infatti la tecnologia, mescolando strumenti reali e suoni sintetici, per atmosfere che potresti respirare in un centro sociale a Roma, un club a Berlino o un festival sulla spiaggia in Croazia.

Non rinuncio a Ah Wah, di Oum, nonostante quel piccolo “attrito” sonoro.

E fai bene, perché con Oum entriamo in un “territorio” ancora diverso e di grande raffinatezza. Nella cultura musicale nordafricana, le figure femminili occupano il ruolo di matriarche che usano il corpo e la voce per trasportare tradizioni e creare una sorta di ipnosi collettiva. In Ah Wah [ ▶] sono addirittura “incorniciate”, come a modello, in un racconto intriso di estetica della dignità. Senti un “attrito” perché nella musica occidentale siamo abituati a 12 note fisse, mentre qui fra una nota e l’altra ce n’è una terza: all’orecchio non abituato sembra quasi stonata, ma in realtà veicola un’emozione più profonda.

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Temperatura in aumento con Bom Bom, di Batida feat. Mayra Andrade?

In effetti nella tua sequenza il clima sta gradualmente cambiando. Qui le immagini suggeriscono gesto sensoriale puro, colore, movimento. Come parte integrante di un messaggio in cui compare il corpo, nettamente. Ma non banalmente, bensì come energia vitale, danza, circolazione. È un esempio contemporaneo che trasferisce l’eredità dell’Angola e di Capo Verde nel futuro, con l’elettronica di Lisbona e dei club. Mentre Batida porta con sé l’estetica afro-elettronica, urbana ma radicata, Mayra introduce una vocalità che unisce leggerezza e profondità creola. Bom Bom [ ▶] è già nel suono una pulsazione, qualcosa di fisico, ritmico, cardiaco.

L’Africa che vive, in questa essenziale Tan Kalakatan, ancora della Andrade.

Si. Ed è emozionante. Raccoglimento, occhi chiusi ma presenza interiore in una Home-Session acustica [ ▶] che si basa esclusivamente sul ritmo organico. Si elimina ogni forma di produzione elettronica e si torna alla nuda terra. Storicamente, in contesti di povertà, è il corpo stesso a divenire orchestra: le donne di Capo Verde scandivano il ritmo con un panno arrotolato tra le gambe, battuto con le mani piatte, il “Batuku”. Lei trasferisce quella memoria direttamente sulle sue mani, dando un tempo che non sovrasta la voce. Mayra qui sta proprio dicendo che la sua musica è casa, radice.

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Altro “attrito”, stavolta con il movimento. Significativo il Titi – Bulma Tanal, danzato da Ashley Maher?

Titi è una diva senegalese e Ashley è un’artista particolare. Perché non nasce né insiste sulla propria tradizione: da americana/canadese, è invece “innamorata” dei ritmi dell’Africa occidentale e canta nella lingua del Senegal, il Wolof. Le mani ritmiche di Capo Verde diventano in lei tutto il corpo, che esplode nella danza [ ▶]. Come per gli “attriti” nel suono di Oum, anche qui i passi possono apparire caotici “ad Occidente”, invece sono di precisione matematica. Così come nient’altro è casuale, come il dire “Bulma Tanal” in lingua Wolof per rivendicare il potere dell’individuo di non farsi condizionare: “Non sciegliere per me”.

Chiudo: sento Svanuri, del Trio Mandili feat Ernest Orchestra, il più “forte” dentro di me.

Hai forse individuato un punctum della global contemporanea, in un cortocircuito culturale perfetto. Intanto, la tradizione polifonica georgiana da cui nasce il Trio Mandili è Patrimonio dell’Umanità. Le tre voci femminili, intrecciate senza virtuosismi inutili, sono ancestrali, a momenti mistiche. Poi, la fusion con Ernest Orchestra produce in questo concerto [ ▶] un’improvvisa trasformazione, di quel canto senza tempo, in un festival raggiante, per l’incontro fra sonorità caucasiche e ritmi balcanici. Soprattutto, qui non si parla né di successo economico né di protesta politica, si celebra la gioia pura di ballare. Come a dire: antichi, ma ancora vivi.

📽️【LIVE】territorial
Saloum Delta, Senegal – Toubakouta In un territorio di passaggio dell’Africa occidentale, dove comunità, rotte e culture si incontrano da secoli: Ashley Maher vi ha girato il video “Bulma Tanal”. L’Africa Strake Lodge è una struttura ricettiva nota a chi pratica pesca sportiva in Senegal, ma è diventato anche una base creativa per artisti internazionali che cercano un contatto diretto con la cultura locale lontano dai circuiti turistici di massa.

Attraversando identità locali, sperimentazioni moderne e tradizioni condivise, la sequenza mostra come la musica globale oltre a mescolanza di stili sia trasformazione di prospettive. Radici forti e condizioni storiche inevitabilmente modellano le culture musicali. Ma poi l’orizzonte si allarga e il viaggio diventa incontro, circolazione, apertura, calore. E il corpo, la voce, il ritmo tornano centrali, mentre tradizioni lontane dialogano senza perdere la propria origine. Più che una sintesi teorica o tecnica, è un’immagine di significato: culture antiche che continuano a vivere perché qualcuno, oggi, sceglie ancora di cantarle, suonarle e danzarle.

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